Omaggio a GALILEO CATTABRIGA a cura di Daniele Biancardi

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TRE SEDI ESPOSITIVE:

COMUNE DI CENTO Assessorato alla Cultura
Collezione Sabbioni
19 dicembre 2009 • 7 marzo 2010

orari: venerdì, sabato, domenica e festivi 10.00 – 13.00 e 15.30 – 18.30

Inaugurazione sabato 19 dicembre 2009, alle ore 17.00 – Palazzo del Governatore Cento

 

COMUNE DI BONDENO Assessorato alla Cultura
Collezione Civica
20 dicembre 2009 • 28 febbraio 2010

orari: sabato 15.30 – 18.30, domenica e festivi 10.30 – 12.30 e 15.30 – 18.30

Inaugurazione domenica 20 dicembre 2009, alle ore 17.00 – Pinacoteca Civica Bondeno

GALLERIA del CARBONE
Collezioni private
6 – 31 gennaio 2010

orari: tutti i giorni 17.00 – 20.00 sabato e domenica 11.00 – 12.30 e 15.30 – 18.30

Inaugurazione mercoledì 6 gennaio 2010, alle ore 17.00 – Galleria del Carbone Ferrara

 

Omaggio a GALILEO CATTABRIGA

Galileo Cattabriga è stato uno dei più grandi pittori ferraresi del Novecento. Dopo aver studiato a Ferrara sotto la guida di Angelo Longanesi Cattani (fino ad ora questa prima parte della formazione artistica di Cattabriga era poco conosciuta e viene sviluppata nel presente catalogo grazie alle ricerche di Antonio P. Torresi), e poi a Venezia con il maestro Ettore Tito, inizia negli anni Trenta la frequentazione degli illustri intellettuali ferraresi (Bassani, De Pisis, Funi, ecc.).
A Parigi nel 1937 viene premiato con la medaglia d’oro alla Mostra Universale, e lì vede gli impressionisti e i post-impressionisti e li assimila come se li avesse ritrovati sulla sua strada (a cogliere questo aspetto è stato Claudio Savonuzzi che di Cattabriga era grande amico).
Comincia ad esporre in tutte le città artistiche italiane ma decide di non spostarsi da Bondeno, dove in continuazione racconta il suo mondo contadino fatto di campi, di case, di fiumi, di maceri, di fiori, oppure di montagne quando andava in vacanza o di scorci della Senna e di Notre Dame quando ritornava a Parigi per cercare il suo poeta preferito, Baudelaire, scambiando i suoi quadri con ciò che gli serviva per vivere.
Nel 1977, pochi anni dopo la sua morte, il Comune di Bondeno insieme alla Provincia di Ferrara inaugurano la restaurata Rocca Possente di Stellata con una antologica che verrà successivamente ospitata al Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
La stupenda sede ferrarese era allora diretta dal Maestro Franco Farina che intraprende l’opera di schedatura dei lavori di Cattabriga presenti nel suo atelier di Bondeno, rimasto intatto dopo la morte del pittore.
Alcuni anni dopo, e più precisamente in occasione del ventesimo anniversario della scomparsa, insieme ad Elisabetta Lopresti e allo stesso Franco Farina iniziamo la pubblicazione di tutti i taccuini di
Cattabriga; centinaia di schizzi, disegni preparatori, appunti che il pittore aveva raccolto dal 1940 al 1960.
Il lavoro così concepito si conclude nel 1993 con il V Taccuino e con la quinta mostra consecutiva su questi temi; tutte le esposizioni si sono tenute presso la Casa Società Operaia di Bondeno in quanto il Comune fino ad allora non aveva una propria sede espositiva.
Successivamente è stata poi predisposta la sede della Pinacoteca Civica che è stata dedicata proprio a Galileo Cattabriga.
Nel 1999, trentesimo anniversario della morte, decido insieme a don Franco Patruno e ancora a Franco Farina che è giunto il momento di “schedare” tutto il lavoro pittorico di Cattabriga, coinvolgendo i collezionisti
privati e le istituzioni pubbliche proprietarie di opere.
Le mostre e i cataloghi conseguenti sono:
“Il volto e i volti. Ritratto ed autoritratto” del 1999, “Impressionismo e post-impressionismo” del 2001, “Dal volto al paesaggio” del 2004, “Le montagne” del 2007.
In questo lungo lavoro di documentazione ci sono stati accanto tanti amici e studiosi: oltre ai già citati Elisabetta Lopresti, Franco Farina e don Franco Patruno ricordo Marialivia Brunelli, Lucio Scardino, Giovanni Negri, Umberto Palumbo, Fabrizio Resca, Franco Guberti, Gianni Cerioli e Michele Govoni; li ringrazio tutti per aver saputo interpretare lo spirito di Galileo Cattabriga.

Daniele Biancardi

 
 
Il delicato paradosso: Galileo Cattabriga e la ricerca dello stile

 

Vi è, nella provincia di Ferrara, una caratteristica particolare: se si percorrono le strade che, dal capoluogo, portano
in direzione del forese, e, di qui, verso le province confinanti, ci si rende presto conto di come, dopo una fitta schiera di piccoli borghi e frazioni, si giunga presto a paesi più consistenti. Essi appaiono avere una propria identità, una popolazione più numerosa, un dialetto che differisce per molti tratti da quello parlato  in città, una storia che, spesso, si discosta da quella delle altre località della provincia e va, a tratti, mescolandosi con le vicende storiche delle province di confine.
Tra questi paesi spicca Bondeno, il paese che ha dato i natali a Galileo Cattabriga.
Personalità di rilievo e di spicco nella Ferrara artistica a partire dagli anni a cavallo tra la fine degli anni ’20 ed i primi anni ’30, Cattabriga ha rivestito un ruolo importantissimo nella diffusione e nella rilettura di uno stile pittorico vicino a quello dell'impressionismo di tradizione francese; ad esso, però, l'artista ha saputo associare una visione personalissima non solo della maniera espressiva legata alla tecnica pittorica tout court, ma anche e soprattutto un “modo di visione” della realtà che è tutt'altro che vicino al carattere icastico di molta
pittura a lui contemporanea.
Cattabriga propone un superamento della visione imitativa, tipicamente legata ad una dimensione artistica classica, per offrire una serie di contenuti paesaggistici, ritrattistici e di genere, ottenuti grazie ad una pennellata veloce ma attenta e ad un preciso studio delle luci.
Trovo, infatti, che ci sia, in Cattabriga, un chiaro indirizzo operativo che si muove nella direzione di uno studio preciso delle luci e dei suoi effetti sugli elementi del reale. La luce, elemento fisico fondamentale
alla visione e, quindi, necessario alla creazione artistica in generale ed al mondo impressionista in particolare, ritorna in Cattabriga giocando sull'insieme di pieni e di vuoti creati dalle pennellate
veloci e cromaticamente molto contrastate, quasi evocando le trine di immaginari merletti.
È proprio la luce che gioca il ruolo fondamentale di differenziazione dinamica tipica di una pittura rapida ed incisiva, la maggior parte delle volte evocata “en plein air”.
Che la luce, in arte, sia frutto di un'interpretazione offerta dall'occhio e dalla mano dell'artista (che, in questo caso, si trasforma in appendice esecutiva di una elaborazione ottico-mentale), resta un fatto assodato; l'evocazione del colore della luce (altro elemento di grande impatto nella lettura del reale da trasporre in pittura) avviene quasi
come per contrapposizione ed attrazione di elementi opposti: il tema, protagonista dell'opera, da una parte e le luci, i chiaroscuri, gli accenti cromatici e segnici, i dettagli appena accennati dall’altra.
Cattabriga mette in luce, così, un delicato ma interessante paradosso: da un lato si pone in una dimensione che sfrutta la descrizione pittorica fatta per piani cromatici e pennellate intense proprie dell'impressionismo
di carattere originario; al tempo stesso, però, tende a volerne superare le tendenze, grazie ad un linguaggio originale e personalissimo.
Sulla scena dell’arte ferrarese degli anni ’30 e ’40, Cattabriga si concentra su di un’affermazione del proprio linguaggio che, in relazione ad un’espressività legata ad un cromatismo acceso e ad un tratto potente e vivace, si trasforma in vero e proprio manifesto artistico; sempre attento a rappresentare luoghi particolarmente legati alla sua vita (sia che si tratti della campagna ferrarese, sia che si tratti delle
amate montagne lombarde o piemontesi) Cattabriga ne riassume la sostanza figurale senza mai concedere spazio ad inutili sentimentalismi ed, anzi, soffermandosi, in maniera piuttosto equilibrata, sulla
tematica fondamentale dell’opera.
Fortemente apprezzato dai contemporanei, da alcuni di quella “crème del Novecentismo locale” (come l’ha definita Lucio Scardino) * e composta da Achille Funi, Mimì Quilici Buzzacchi, da Carlo Crispini e da Arrigo Minerbi, ma anche dalla stampa locale (quando ancora si occupava continuativamente e seriamente di arte), Cattabriga trova un referente importante anche in quel Filippo De Pisis che tanta fortuna stava avendo in Italia ed in Francia.
Pur potendo, però, trovare diversi e numerosi punti di contatt tra la pittura del “nostro” bondenese e quella del “marchesino”, non vi sono testimonianze dirette di un’effettiva “famigliarità” tra i due caratteri espressivi.
Cattabriga è sicuramente legato ad un modo di fare arte che è più evocativa che definitivamente accademica. Tranne nei ritratti.
Vi è, nell’artista bondenese, un modo piuttosto classico di affrontare il tema del ritratto; per lo meno nelle sue accezioni iniziali.
Vi è, infatti, un ché di nostalgicamente illustrativo nelle opere ritrattistiche di Cattabriga.
A questo tratto, però, egli accompagna una lettura sempre personale che se, da un lato, sottolinea l’elemento estetizzante dell’opera, dall’altro offre quella lettura psicologica del personaggio rappresentato che è prerogativa se non necessaria, almeno plausibile.
Cattabriga dà l’impressione di aver voluto porsi sulla scena artistica locale (ma anche nazionale – diverse sono le sue partecipazioni a mostre e ad eventi di portata nazionale ed internazionale) non tanto come un emulo di un linguaggio affermato come quello impressionista o post-impressionista, quanto, piuttosto, come forte innovatore del linguaggio pittorico legato a tematiche trattate tutt’oggi dalla pittura.
Il risultato è quello di un perfetto descrittore ed interprete di una realtà che, nonostante affondi le sue radici in un passato che, giorno dopo giorno, si fa remoto, torna a parlarci con voce chiara pennellata dopo pennellata.

Michele Govoni

 

Mostra e catalogo a cura di: Daniele Biancardi
Altri testi critici in catalogo di: Lucio Scardino, Antonio P. Torresi
Fotografie: Patrizio Grechi
Hanno collaborato: Cinzia Bianchini, Massimo Bastasini, Mauro Melloni, Marco Vitali, Fausto Gozzi e Anelita Tassinari

Edizioni “Liberty house”

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